Dottoressa Sylvia Helen Goodrick, Scienze Biomediche, University College London
In Italia corre la leggenda che imparare più lingue in tenera età possa nuocere all’apprendimento infantile. É una nozione retaggio di un periodo storico (il dopoguerra) in cui alcuni scienziati avevano testato le capacità linguistiche di bambini sopravvissuti a condizioni di forte disagio. I ricercatori non avevano collegato lo scarso rendimento nei test al fatto che questi bambini fossero traumatizzati (al tempo la diagnosi di PTSD non esisteva), ed avevano attribuito le loro défaillance cognitive al bilinguismo.
Per fortuna nostra, negli anni 60 uno studio dall’Università di Montreal dimostrò il contrario: i bambini bilingue esibivano un vantaggio rispetto alle loro controparti monolingue. Da allora, la ricerca scientifica è progredita molto ed alla luce delle tecnologie più aggiornate del secolo XXI, è stato dimostrato che non bisogna aver paura d’insegnare più lingue ai nostri bambini. Tutt’altro. Le neuroscienze, che spiegano come funziona il cervello, ci dicono perché.
Premessa: nei bambini piccoli, l’apprendimento precoce di una seconda lingua ha effetti positivi sul loro sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo. Introdurre gradualmente la seconda lingua – anche da una figura di riferimento non necessariamente madrelingua- può avere benefici significativi e duraturi.
1. Benefici Cognitivi dell’Esposizione Precoce a una Seconda Lingua
Nei primi anni di vita del bambino, l’apprendimento di una seconda lingua stimola in modo particolare lo sviluppo della corteccia prefrontale, la parte del cervello atta a mediare le cosiddette funzioni esecutive, tra cui inibire gli istinti, prendere decisioni razionali e comportarsi in maniera adeguata in diversi contesti sociali.

Questo è di particolare rilevanza se si considera che la corteccia prefrontale è una zona cerebrale che si sviluppa abbastanza tardi – non “matura” davvero fino ai 19 anni (quindi educatori e genitori devono ricordarsi questa nozione quando i bambini e gli adolescente sotto la loro protezione non sono propriamente in grado di “controllarsi”).
L’esposizione precoce a una seconda lingua modula le reti neurali del cervello, favorendo connessioni più forti tra le aree responsabili del linguaggio e quelle coinvolte nel controllo esecutivo. Le conseguenze? Una maggiore capacità di autoregolazione e apprendimento a lungo termine, con effetti benefici che si protraggono per anni dopo che la seconda lingua è stata acquisita. Uno studio di Petitto et al. (2001) evidenzia come i bambini bilingue mostrino un’attivazione cerebrale più ampia rispetto ai monolingue durante compiti di elaborazione linguistica. Lo studio sottolinea l’importanza fondamentale dei cosiddetti periodi sensibili nello sviluppo del linguaggio e della lettura, dimostrando che l’età della prima esposizione al bilinguismo sia un fattore critico nel predire la padronanza linguistica.
In generale, si è notato che i bilingue abbiano un volume neuronale maggiore; hanno cioè, più neuroni che i soggetti monolingue. Il grafico sottostante mostra in rosso le zone dove i “cervelli bilingue” presentano una percentuale maggiore di neuroni (Corteccia Prefrontale e Corteccia Parietale).

2. Memoria di Lavoro e Competenze Matematiche
Uno studio del 2013 dell’Università di Granada ha notato come la maggiore flessibilità cognitiva derivata dal bilinguismo è vantaggiosa nel gestire meglio compiti complessi e a passare da un’attività all’altra. Questo perché la costante gestione di due lingue in maniera simultanea comporta una certa organizzazione a livello neuronale che consente uno sviluppo maggiore di capacità di problem-solving e working memory (memoria di lavoro) rispetto a bambini monolingue.
Anche gli studi longitudinali di Bialystok et al., 2007 mostrano che i bambini bilingue hanno una maggiore capacità di concentrazione e attenzione selettiva. Non solo! Siccome la memoria di lavoro è quella implicata nello svolgimento del calcolo mentale, è possibile che lo sviluppo delle capacità linguistiche bilingue abbia un ruolo critico nello sviluppo delle capacità aritmetiche (Cerda 2013 e Van Rinsveld 2015).
3. Effetti sullo Sviluppo Linguistico
Attenzione: l’introduzione di una seconda lingua non interferirà con lo sviluppo della lingua madre, anche se i propri figli debbano aver iniziato il loro percorso di apprendimento solo in italiano! Piuttosto, il loro repertorio linguistico si arricchirà nel tempo. I bambini esposti a più lingue imparano a distinguere rapidamente i contesti in cui usare ciascuna lingua. Questo favorisce un precoce sviluppo metalinguistico, cioè la capacità di riflettere sul linguaggio stesso. Secondo Kuhl (2011), i primi anni di vita sono una finestra critica per l’apprendimento delle lingue grazie alla plasticità neurale del cervello infantile.
Un’indagine condotta da Werker e Byers-Heinlein (2012) dimostra che i bambini bilingue sviluppano competenze linguistiche comparabili o addirittura superiori, a quelle dei monolingue, quando si tiene conto dell’esposizione complessiva al linguaggio.
3. Benefici Sociali ed Emotivi
Sviluppare la capacità di comunicazione in una seconda lingua può apportare un vantaggio nello sviluppo di alcune competenze sociali. Imparando a comunicare efficacemente in contesti differenti, i bambini bilingue tendono ad essere resi coscienti della relatività culturale di alcune nozioni, il che li aiuta a sviluppare un carattere più tollerante per le diversità umane. Questo concetto va mano nella mano con la comprensione che vi sono caratteristiche comuni tra tutti gli esseri umani, nonostante le barriere linguistiche. Infatti secondo questo studio di Hoff et al. (2018), i bambini bilingue sviluppano una migliore capacità di empatia, in quanto abituati ad osservare più attentamente segnali non verbali per comprendere meglio i loro interlocutori. Molto interessante è la nozione che anche dopo essere invecchiati, il bilinguismo offre un beneficio particolarmente grande in termini di tolleranza (soprattutto quando la seconda lingua è stata acquisita durante l’infanzia): è stato riscontrato che questi soggetti anche da anziani dimostrano di avere una teoria della mente più intatta che le controparti monolingue (Li et al., 2024). La teoria della menta è la capacità che ogni essere umano ha di comprendere che gli altri sono distinti dal proprio io, e che hanno stati mentali (credenze, desideri, opinioni ecc) diversi dai propri.
Per concludere: se state pensando di offrire ai vostri figli l’opportunità d’imparare una seconda lingua, fatelo con il cuore, coscienti del fatto che tutte le difficoltà del caso verranno ripagate enormemente nel loro futuro.
Raccomandazioni per l’Introduzione graduale della seconda lingua per studenti dell’asilo e delle elementari
1. Transizione Dolce: Iniziare a usare la seconda lingua in attività specifiche che piacciono al bambino, come il gioco o la lettura, per creare associazioni positive.
2. Routine nella Seconda Lingua: Introdurre la seconda lingua in momenti quotidiani specifici, come la preparazione dei pasti o il bagno, potrebbe facilitarne l’apprendimento.
3. Canzoni, Filastrocche e Storie: Usare musica e rime per rendere l’apprendimento della seconda lingua più coinvolgente; le storie aiutano il bambino a sviluppare una maggiore motivazione nell’apprendimento.
4. Sostegno dei Genitori: Continuare a utilizzare l’italiano a casa per garantire una base solida nella lingua madre, bilanciando l’esposizione con la seconda lingua.
Referenze Scientifiche
1. Morales, J., Calvo, A., & Bialystok, E. (2013). Working memory development in monolingual and bilingual children. Journal of Experimental Child Psychology, 114(2), 187. DOI: 10.1016/j.jecp.2012.09.002
2. Kuhl, P. K. (2011). Early language learning and its neural bases. Trends in Cognitive Sciences. DOI: 10.1016/j.tics.2011.01.001
3. Bialystok, E., Craik, F. I. M., & Luk, G. (2007). Cognitive control and language experience. Psychological Science, 18(6), 407-413. DOI: 10.1111/j.1467-9280.2007.01910.x
4. Werker, J. F., & Byers-Heinlein, K. (2012). Bilingualism in infancy: First steps in perception and comprehension. Trends in Cognitive Sciences, 13(4), 144-151. DOI: 10.1016/j.tics.2009.12.009
5. Hoff, E., Core, C., & Place, S. (2018). Bilingual development in early childhood. Annual Review of Linguistics, 4, 20-40. DOI: 10.1146/annurev-linguistics-011516-034107
6. Petitto, L. A., et al. (2001). Bilingual brain organization: What can functional neuroimaging reveal about the “neuro” in neuro-linguistics? Science, 293(5535), 647-650. DOI: 10.1126/science.1057978
7. Li, P., Legault, J., & Litcofsky, K. A. (2024). Neuroplasticity as a function of second language learning: Anatomical changes in bilingualism. Nature Reviews Neuroscience. DOI: 10.1038/s41583-024-00547-y
One response to “ Il Bilinguismo Fa Bene Al Cervello e Le Neuroscienze Ci Spiegano Il Perché”
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